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Baskin – La porta dell’Inferno

BASKIN E IL CINEMA HORROR TURCO

Baskin – La porta dell’Inferno, film horror turco del regista Can Evrenol, racconta la storia di un gruppo di poliziotti un po’ rozzi che, in un’atmosfera onirica e allucinata, incappa nella notte in un vecchio edificio abbandonato dentro il quale si svolgono atti spaventosi di estrema ferocia. La resa visiva surreale, colori accesi in un’ambientazione prevalentemente notturna, è stata curata dal direttore della fotografia Alp Korfali, mentre la colonna sonora di Ulas Pakkans mescola l’elettronica anni ’80 con sonorità cupe in stile moderno, sulla traccia di Trent Reznor, Clint Masnell e Cliff Martinez.
Ecco come il regista racconta la sua esperienza nella creazione del film.

Baskin - La porta dell’Inferno

Baskin – La porta dell’Inferno (2015)

MESCOLANZA DI GENERI

“È sempre stata mia intenzione creare una storia che inizia come un film impegnato europeo, dal ritmo lento, controllato e orchestrato, che poi si sviluppa in un folle universo di orrore surreale e si trasforma in un aggressione visiva allo spettatore. Questo è quello che ho cercato di sperimentare con Baskin.”

“La mia area di interessi è molto varia. A volte mi appassiono a He-Man allo stesso modo in cui mi appassiono a David Lynch o a Haneke. In questo modo cose molto infantili si mescolano a roba più oscura e impegnata.”

“Mi piace flirtare con il cinema impegnato ma anche con alcuni cliché del cinema horror degli anni ’70 e ’80, e il tutto diventa uno strano ibrido.”

LA RESA VISIVA IN BASKIN

Solo Dio perdona, Frontiers – Ai confini dell’inferno , I Saw the Devil, Calvaire sono i film che io e Alp Korfali (diretto re della fotografia di Baskin) abbiamo studiato insieme per quanto riguarda l’illuminazione del film.”

“Volevo che Baskin fosse un film raffinato, surreale e molto cupo. Abbiamo girato per 28 notti, senza mai fare riprese di giorno. Abbiamo dovuto essere piuttosto agili, veloci e versatili con la macchina da presa. In tali circostanze la migliore resa l’abbiamo avuta con le le Amira della Arri.”

Baskin - La porta dell’Inferno

SIMBOLOGIE E IMMAGINARIO

“È venuta fuori qualcosa tipo Inferno di Dario Argento, cioè un film dominato principalmente dalla forza delle immagini e dall’atmosfera.”

“Le rane [molto presenti nel film] sono messaggere di morte nella mitologia. In Baskin, conducono i poliziotti protagonisti al loro destino, al loro viaggio da incubo. Annunciano che il film sta uscendo dai suoi binari realistici. Ne abbiamo usate un po’, ma se avessi avuto un budget sufficiente ne avrei volute centinaia.”

“È in un certo senso un re-immaginare la favola di Hansel e Gretel, proprio come fa Non aprite quella porta: te ne vai in giro, ti perdi nei boschi e finisci imprigionato da qualcuno. È terrificante. Di base volevamo creare la situazione più terrificante possibile per i nostri poliziotti, con un budget minimo a disposizione.”

I PERSONAGGI E GLI ATTORI

“L’idea era quella di creare questi personaggi in stile turco, machisti, buffi e realistici e farli schiantare contro un muro di eventi alla Ai confini della realtà o il Grand Guignol.”

“Ho trovato la foto di Mehmet Cerrahoglu [l’attore che impersona Baba – Il Padre, l’antagonista nel film] sfogliando a caso i vecchi archivi di un’agenzia di casting. Stavo cercando qualcuno con l’aspetto inquietante per fare la comparsa nel mio cortometraggio Baskin [dal quale è stato poi sviluppato il film]. L’ho notato subito, quando sono arrivato sul set. Era al centro dell’attenzione, tutti lo guardavano ma nessuno si avvicinava. Sono andato direttamente da lui e mi sono presentato. Ho scoperto che faceva il parcheggiatore, che non aveva nessuna esperienza di recitazione e che si era iscritto all’agenzia di casting dieci anni prima senza essere mai stato chiamato. Quando ho deciso di fare il film, ho scritto la parte del Padre con lui in mente. Naturalmente era un azzardo dare questo ruolo così importante a uno che non aveva mai recitato, ma ho deciso di osare e gli ho mandato la sceneggiatura. Mehmet mi ha risposto che l’avrebbe letta durante le feste religiose, nella sua città natale di Samsum. Un paio di giorni dopo mi ha mandato sul mio i-phone le immagini di alcune scene che aveva dipinto. Sono rimasto stupefatto: mi piacevano moltissimo. Me ne ha mandate altre, che gli avevo richiesto. Dopo la prima di Baskin in Turchia, i suoi dipinti sono stati esposti da Bant, la più interessante galleria di arte indipendente di Istanbul. Per fargli preparare il suo personaggio gli ho chiesto di guardare Apocalypse Now, Hellraiser e i film di Zeki Demirkubuz.

Baskin - La porta dell’Inferno

Il gruppo di poliziotti protagonisti del film (Baskin – La porta dell’Inferno)

CINEMA HORROR IN TURCHIA

“Nell’ultimo anno i film horror prodotti in Turchia sono stati 22. La maggior parte sembrano storie superficiali derivate dai sermoni dei predicatori religiosi della TV, e si basano principalmente sui jump scares. Ce ne sono un paio che hanno un seguito di appassionati, e Siccin è uno di questi. Per qualche ragione fare un film horror non è un’attività diffusa fuori della grandi compagnie cinematografiche.”

“Se vuoi vedere ottimi film turchi degli ultimi anni, cerca Ivy (Sarmasik), Frenzy (Abluka) o Le tre scimmie. Non sono horror. Sono molto lenti. Ma hanno delle atmosfere molto cupe, e grande emozione.”

“Ci sono grandi film come C’era una volta in Anatolia e Il regno d’inverno. Sono piccoli detective film, in un certo senso. Sono principalmente drammi psicologici ma girano attorno a meccanismo di mistero. Sono molto cupi e hanno un’atmosfera un po’ horror, ma non sono considerati film horror, i loro autori non sanno nulla di Argento o Fulci, non sono fans dell’horror.”

“Quando ero ragazzo in Turchia erano molto diffuse le videocassette e c’erano film horror ovunque, Stephen King ha grande seguito in Turchia, sono cresciuto in mezzo a queste cose.”

Baskin - La porta dell’Inferno

IMDb
Sito ufficiale del film Baskin
Pagina Facebook

Alcune interviste a Can Evrenol:
(in inglese)
Horror News
Thrill and Kill
Scream Horror Mag
Bloody Disgusting
(in italiano)
Il Cineocchio

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